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Anche questo libro come “L’uomo che credeva di non avere più tempo” di  cui ho già parlato  è stato scritto da Guillaume Musso. il primo mi aveva così colpito, incentrandosi su  un tema che mi ha sempre affascinato come la vita oltre la morte, la presenza di persone tra noi con delle “facoltà” particolari che ho deciso di continuare a leggere le sue opere e, così, sull’onda del primo, ho letto anche tutti gli altri suoi romanzi..

Già il titolo di questo libro mi ha colpito profondamente, poi la storia in sé mi ha affascinato particolarmente  nonostante sia, forse, un po’ contorta.  Il tema è molto fantascientifico anche se di scienza nel libro c’è davvero poco … in realtà, anche se il tema è stato di per sé oggetto di studio anche di importanti scienziati che ne hanno dibattuto e scritto spesso, negandone o affermandone la possibilità scientifica con strumenti e ipotesi particolari di difficile realizzazione, nel libro esso viene affrontato con un alone di magia che lo spoglia completamente della sua base scientifica. Il tema, che si intuisce vagamente anche dal titolo, è quello dei viaggi nel tempo. La storia inizia quando un uomo, un affermato dottore, alla soglia della morte, gli hanno infatti diagnosticato un male incurabile, sogna di rivedere la donna che ha amato in gioventù e della cui morte, avvenuta in circostanze particolari, lui si sente quasi responsabile. La donna, come afferma lo stesso dottore, quasi confessandolo a sé stesso, è morta perché lui, allora, non l’ha saputa amare, perché lui l’amava come se avessero tutta la vita davanti ed ora, da uomo maturo, si rende conto che non è quello il modo giusto di amare ma che bisogna farlo come se la propria vita stesse per finire , come se non sapessimo, ed in effetti è davvero così, quanto tempo ci resta ancora da vivere.

 Questo libro l’ho scoperto per caso su consiglio di una ragazza che era intenta a leggerlo nella sala d’attesa del mio medico di famiglia. Era  una giovane nipote della dottoressa che aveva sostituito per un breve periodo la segretaria che aveva auto problemi di salute. Iniziammo a parlare, le chiesi cosa stesse leggendo e mi consigliò questo libro di Guillaume Musso, un giovane scrittore francese che, da allora, è divenuto uno dei miei scrittori preferiti.Una delle caratteristiche che amo di più di quest’autore ma che è stranamente scomparsa dalla sua ultima opera è una presenza, una componente soprannaturale che è presente in tutti i suoi testi una componente a volte di pura fantasia ma che l’autore riesce a farla tanto integrare col romanzo da renderlo perfettamente plausibile e a farci credere possibile ciò che non lo è.Anche questo libro, come un po’ tutti i libri di Musso è incentrato su una storia d’amore che rinasce e torna a nuova vita o che nasce e si sviluppa tutta all’interno del romanzo stesso. Altra componente peculiare di Musso è il finale sempre inatteso che sconvolge il lettore e lo porta a rendersi conto alla  fine che quanto descritto nel libro in realtà non è mai come sembra. E’ un libro che si presta anche ad una seconda lettura in cui si apprezzano, col senno di poi gli indizi lasciatici dall’autore per riportarci a quello che sarà alla fine l’epilogo del romanzo.